HomeComunicatiUn secolo fra artisti e buona tavola

Dopo un paio d’anni di chiusura, ha riaperto i battenti la Premiata Osteria dell’Hermada, storico locale della precollina torinese che si avvia a celebrare il primo secolo di vita. Ufficialmente, secondo i documenti tutt’ora custoditi in piazza Hermada 10/C, l’Osteria inizia la sua attività nel 1918, l’anno della tristemente celebre influenza spagnola che solo in Italia mieterà oltre 600 mila vittime. Ma quelli, per Torino, sono soprattutto gli anni eroici del cinema: le rive del Po diventano una sorta di Hollywood ante-litteram, con decine di set che ogni giorno si accalcano su piazze e corsi di Torino per assicurarsi le inquadrature migliori. Fra le tante, per importanza spicca l’Italia Film, società cinematografica fondata nel 1907 e trascinata al successo mondiale da Giovanni Pastrone, giovane contabile astigiano con velleità da regista che nel 1914 mette la firma su Cabiria, il più grande ed epico kolossal del periodo del muto, primo film della storia a poter vantare l’onore di essere proiettato alla Casa Bianca. L’Itala Film è un’azienda florida, con centinaia di artisti, maestranze e dipendenti. La sede è in via Luisa del Carretto, proprio dove oggi ha sede l’agenzia Armando Testa, a poche decine di metri dall’attuale piazza Hermada.

La nascita dell’Osteria diventa una panacea per le centinaia di artisti, tecnici, operai che lavorano nei capannoni dove si girano “le film”, come venivano chiamate epoca, tassativamente al femminile. All’osteria si va per mangiare un piatto di minestra, della cacciagione che non manca soprattutto nei periodi invernali, o semplicemente per assaggiare pane salame o due tomini al verde. L’arredo della neonata osteria è quello tipico delle “piole”: arredamento spartano, tavolacci di legno, sedie impagliate. I menù sono limitati a poche portate, il vino spillato direttamente dalla botte. Soltanto nelle giornate di festa si tirano fuori dalla cantina le bottiglie e si possono gustare gli agnolotti

In piazza Hermada (per spirito di curiosità: l’Hermada è una piccola collina in provincia di Trieste, conosciuta per essere stata un baluardo inespugnabile dell’esercito austro-ungarico durante la prima Guerra Mondiale), inizia a sfilare una lunga teoria di volti noti: stelle del cinema come lo stesso Pastrone, Kelly Sambucini, Rossano Brazzi, Beniamino Gigli e Bartolomeo Pagano, l’imponente camallo genovese diventato il protagonista della saga di Maciste che si dice avesse una particolare predilezione per i salami di piazza Hermada. Una tradizione, quella degli artisti, che continuerà a ripetersi negli anni, trasformando l’Osteria in uno dei posti più amati dagli artisti di passaggio in città, che al termine dello spettacolo teatrale preferivano rilassarsi in locali più defilati.

Negli archivi, molte volte confermati da qualche foto ormai ingiallita, ai tavoli dell’Osteria transitano stelle del varietà o attori ancora in cerca di consacrazione come Walter Chiari, Carlo Campanini, Totò, Nino Taranto, Renato Rascel ed Erminio Macario, ma anche artisti e letterati del calibro di Felice Casorati, Luigi Chessa e Giovanni Arpino, uno degli scrittori torinesi fra i più eclettici del suo tempo.

Per quasi quarant’anni, l’anima e il cuore dell’Osteria coincidono con quelli di “Franz”, soprannome con cui è ancora oggi conosciuto Francesco Gargiulo, ristoratore di natali campani ma soprattutto compagno di notti infinite per intere generazioni di torinesi e non.

Oggi, ad appena due anni di distanza dal traguardo dei cento anni, la Premiata Osteria dell’Hermada è ancora lì: una sorta di “piola 2.0” in cui l’arredamento è tutt’ora rustico, i mattoni a vista, il pavimento in cotto grezzo e il menù autenticamente piemontese, limitato a poche portate, così come si faceva nelle osterie, dove la regola numero uno è che non mancasse mai del vino buono.

Diretta da Luciano Rigobon, conosciutissimo maître dalla lunga esperienza maturata nei più conosciuti templi della ristorazione torinese, l’Osteria di piazza Hermada è aperta tutti i giorni ed è tornata a pretendere il posto che merita nella ristorazione torinese, proponendo fin dall’inizio un programma di cene che celebrano le più amate specialità della gastronomia piemontese.

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